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martedì 26 marzo 2013

Alla scoperta della "città proibita"

Come ogni anno, l'ultimo weekend di marzo, in 700 città d'Italia, si è svolta la Giornata FAI di Primavera.  A Piacenza l'iniziativa si è incentrata sul tema del "concetto sociale di piazza", consentendo alla cittadinanza l'accesso ad importanti strutture di proprietà militare e demaniale situate nell'area nord del centro storico, prospicienti le Piazze Cittadella e l'attigua Casali.  In particolare, si sono aperte le porte della degradata ex Chiesa del Carmine, delle ex Scuderie Ducali e di una parte, attualmente in mano ai militari, dell'immenso complesso di San Sisto.  

I testi che seguono sono a cura del FAI, dei ragazzi del Liceo Colombini di Piacenza e dell'architetto Marcello Spigaroli.



Inquadramento territoriale delle strutture rese visitabili



Ex Chiesa del Carmine  

La Chiesa di Santa Maria del Carmine, o del Carmelo, deriva la propria intitolazione dal termine spagnolo Carmine, in ebraico Karmel, Carmelo, che significa giardino fiorito, essendo il Karmel uno dei più rigogliosi monti di Israele, sul quale il profeta Elia, che qui si era ritirato a condurre vita monastica nel IX sec. a. C., ebbe visione della Beata Vergine Maria.

Nel XII sec. d. C., sull'esempio del profeta, un gruppo di monaci cristiani si ritirò sul monte, dando vita all'Ordine mendicante del "Carmelo".  Emigrati in Europa, i Carmelitani si stabilirono a Piacenza nel 1270, in prossimità dell'area dove, nel 1334, si iniziò a erigere il nuovo e importante complesso religioso del "Carmine".  L'importanza di questa chiesa è testimoniata dal fatto che vi si celebrarono ben tre Capitoli Generali dell'Ordine.  Nell'ultimo, quello del 1575, si osteggiò la riforma proposta da Santa Tersa d'Avila, che auspicava il ritorno all'austerità delle origini.



Facciata principale, in stile barocco, prospiciente via Borghetto



La Chiesa fu edificata nel 1334, in un periodo di grande prosperità economica, che portò ad innalzare ovunque opere pubbliche imponenti tra cui il Palazzo Gotico, le chiese di San Francesco, Sant'Anna e San Lorenzo, oltre al Portico del Paradiso.



Piazza Casali: Chiesa del Carmine ed ex Casa del Mutilato (arch. Alfredo Soressi, 1941)



Lo stile era quello del tempo, il Gotico, che in Italia si presentava temperato, cioè moderato, nelle planimetrie e nell'apparato decorativo esterno, dalle esigenze di decorosa povertà degli ordini monastici mendicanti.  Il Gotico nostrano, perciò, continuava la tradizione romanica medievale, adottando, come elemento di modernità, l'arco acuto o ogivale, senza però lo slancio verticale delle costruzioni d'oltralpe e senza l'utilizzo di ampie vetrate policrome come, ad esempio, nella contemporanea Cattedrale di Notre Dame de Paris.







La chiesa era sorta con pianta a croce latina, non più riconoscibile però all'interno, che risulta ora rettangolare o basilicale, con il corpo longitudinale (PIEDICROCE), diviso in tre navate, mentre ne era presente una sola nel transetto.







Era stata progettata secondo le regole della GEOMETRIA SACRA (tipica dell'architettura cistercense), cosiddetta in quanto applica i numeri, le misure e le forme presenti nei Testi Sacri alla costruzione di chiese e monasteri.  Le campate della navata centrale, che è larga il doppio delle laterali, hanno perciò pianta quadrata, come quella della Gerusalemme celeste, la città di Dio, descritta dall'evangelista Giovanni nell'Apocalisse.  Tutte le campate sono coperte da volta a crociera archiacute costolonate, sorrette da massicci pilastri, in origine cilindrici, "fasciati" nel Seicento con l'intonaco e trasformati in parallelepipedi.  Altre trasformazioni secentesche interessano gli archi ogivali gotici, mascherati da quelli classici a tutto sesto con sottomurazioni.  La facciata barocca del 1699, in origine si presentava in stile romanico-gotico come quella duecentesca di San Francesco a Bologna.  


















Ex Scuderie Ducali

All'interno della zona militare, tra il complesso di Palazzo Farnese/Cittadella Viscontea e San Sisto, si trova la scuderia voluta da Maria Luigia d’Austria, costruita sull'area dell’antico teatro dei Farnese.  Il teatro, inaugurato nel 1583 e costruito probabilmente su progetto dell’architetto Bibiena, poteva contenere fino a 1600 spettatori e non era destinato esclusivamente agli spettacoli per la corte; il duca poteva però raggiungerlo mediante un camminamento soprelevato che lo univa alla rocca trecentesca. Ne abbiamo notizia da alcune cronache o da incisioni, dedicate però soprattutto a Palazzo Farnese. I recenti rilievi del Politecnico di Piacenza hanno potuto ricostruire le misure reali del teatro. 







Alle spalle del teatro sorgeva il Casino dei Virtuosi, che ospitava attori e compagnie teatrali; questo e il camminamento resistettero all'incendio del 1798 che distrusse totalmente il teatro, costruito prevalentemente in legno.  Fino al 1832 l’area del teatro fu utilizzata per spettacoli all'aperto, mentre, dal 1845, veniva edificato il Teatro municipale. Su quest’area, Maria Luigia fece realizzare le sue scuderie; il Casino dei Virtuosi viene destinato a residenza degli scudieri. Altri edifici nella zona furono edificati venti o trent'anni dopo.



ex Scuderie Ducali, facciata



Le scuderie si presentano come un’aula a tre navate, su colonne di granito, con nicchie per ospitare le teste dei cavalli e bacili di marmo per abbeverarli. I tre arconi esterni, sulla piazza, servivano come accesso alle stalle; i duchi da lì potevano accedere al camminamento per rientrare a palazzo. Il collegamento rimase in piedi fino all'Unità, per poi essere demolito.









Complesso di San Sisto

La fondazione della basilica di San Sisto è legata ad un antico monastero benedettino femminile, che fu fondato fra l'852 e l'874 grazie all'intervento di Engelberga d'Alsazia, moglie dell'imperatore Ludovico II.  Le monache furono successivamente sostituite da monaci benedettini provenienti da Polirone, presso Mantova, nel 1129.  Il XV ed il XVI secolo segnano un periodo di rinascita per il monastero: nel 1424 viene inserito nella Congregazione di Santa Giustina di Padova fondata da Ludovico Barbo nel 1409 con l'obiettivo di riformare e dare nuovo slancio agli antichi monasteri seguendo la regola di San Benedetto.  Verso la fine del XVIII secolo il complesso viene sempre più frequentemente occupato da truppe e milizie francesi.  Tra il 1809 ed il 1810 il monastero viene soppresso per essere trasformato in caserma, funzione a cui assolve tutt'ora ospitando i militari del Secondo Reggimento Pontieri.






Il periodo di rinascita e di splendore che vive il monastero tra il XV ed il XVI secolo è enfatizzato dalle mirabili opere d'arte che vengono realizzate per arricchire il patrimonio della chiesa.  Verso il 1510 i monaci di San Sisto commissionano a Raffaello Sanzio la "Madonna Sistina", ora conservata al museo di Dresda perché venduta dai monaci nel XVIII secolo.  Opera divenuta molto nota grazie al particolare, alla base del quadro, che ritrae due cherubini assorti, immagine ripresa in tempi recenti da Elio Fiorucci per la sua linea di moda.

Il XV secolo vede quindi l'inizio di una nuova fase sia per la chiesa che per il monastero di San Sisto, che vengono sottoposti ad interventi architettonici mirati all'ammodernamento del complesso che si protrarranno fino alla seconda metà del XVI secolo.  I lavori vengono affidati all'architetto piacentino Alessio Tramello, vissuto a cavallo tra il XV ed il XVI secolo, formatosi alla scuola bramantesca, e autore, fra gli altri, della chiesa e del monastero di San Sepolcro e della chiesa di Santa Maria di Campagna, entrambe a Piacenza.









Riedificato in chiave rinascimentale, il monastero, è caratterizzato dalla tipologia "basilicale": un corpo centrale dell'altezza di otto metri garantisce l'ingresso della luce dall'alto, mentre due laterali di minori dimensioni ospitano le celle monastiche che si affacciano sul chiostro scandito da volte a crociera sostenute da colonne in granito.  Questa tipologia, molto funzionale, permette di sfruttare al meglio sia lo spazio che la luce diurna.  All'epoca infatti non era possibile illuminare i grandi spazi chiusi con la facilità con cui riusciamo a farlo oggi.

I chiostri sono camminamenti coperti sostenuti da colonne che permettono di attraversare l'intero complesso al riparo dalle intemperie.






Svetta sul chiostro del cortile centrale, il campanile della chiesa, anch'esso opera del Tramello, di chiaro gusto rinascimentale e di richiamo bramantesco, grazie all'inserimento di lesene su due livelli differenti, sormontate da capitelli in pietra chiara.  Nella fascia centrale sono collocate due formelle con cornici in cotto in cui troviamo l'inserimento del rombo nel quadrato e del cerchio nel rombo, elemento usato dal Tramello anche negli appartamenti dell'Abate della chiesa si San Sepolcro a Piacenza.






La proporzione e l'armonia delle forme caratterizzano i prospetti del chiostro:  i portici al livello inferiore, con volte a crociera dell'altezza di sei metri sostenute da colonne in granito con capitello ionico; il livello superiore scandito da lesene con capitello corinzio ed ingentilito da aperture incorniciate da elementi decorativi a linea spezzata e sormontate da una trabeazione curvilinea.







L'intero monastero si presenta come una "città nella città", autonomo ed autosufficiente grazie alle rendite ed ai prodotti derivati dai grandi orti che si estendevano fino alle mura cittadine.  Oggi questi spazi sono occupati da fabbricati usati come lavoratori dai Pontieri.

La seguente planimetria, risalente alla fine del XVIII secolo, mostra come doveva presentarsi l'abbazia in quell'epoca.  Notiamo che la struttura è rimasta sostanzialmente invariata a parte alcuni edifici aggiunti nel XIX secolo lungo il lato ovest.






Questa planimetria probabilmente è stata realizzata per conoscere gli spazi del monastero in vista di un insediamento militare.

Perché vengono occupati e poi espropriati proprio i monasteri, o a volte gli ospedali, e non altre strutture?

I monasteri si presentavano come la tipologia più adatta ad essere trasformata in caserma:
  • erano circondati da mura perimetrali;
  • contavano ampi spazi aperti e aree verdi utili sia per le esercitazioni militari, per le adunate di cavalli e mezzi, che come spazi di futura espansione;
  • gli ambienti interni presentavano un assetto distributivo molto funzionale;
  • nel caso specifico del monastero di San Sisto, ha giocato un ruolo fondamentale anche la posizione strategica del complesso, situato nel comparto nord della città, vicino ai collegamenti per tutta l'Italia settentrionale e a poca distanza dal fiume Po.

























martedì 19 febbraio 2013

Occasione persa in Via Borghetto


È grossomodo agli inizi degli anni '90 che a Piacenza si incominciano a mettere in pratica politiche di riqualificazione del proprio centro storico volte al recupero del patrimonio edilizio, in antitesi alla filosofia risanatrice dei primi decenni post-bellici che mirava invece a sostituire edifici vetusti di minor valore con scintillanti condomini attrezzati di tutti i confort tipici dell'età moderna. Tutto ciò, pagando il prezzo di una consistente perdita in termini di riconoscibilità del carattere dei luoghi tipici che formavano l'identità cittadina, il cosiddetto "genius loci".


Edificio da risanare in via Borghetto
Casa a schiera ad angolo delle vie Alberoni e Tibini



Edificio risanato in Via Alberoni
Lo stesso edificio, ora soggetto a lavori di ripristino tipologico correttamente eseguiti


Va dato atto agli amministratori che hanno redatto i più recenti piani particolareggiati del centro storico, inseriti nel Piano Regolatore Generale, di essere riusciti ad invertire una rotta nefasta, investendo sulla salvaguardia e sul recupero di un'identità urbana che andava perdendosi.

Eppure, ed è con il presente post che desidero evidenziarne la necessità, rimangono numerose criticità da superare: una su tutte, il trattamento da riservare a tutti gli edifici sorti nel dopoguerra all'interno del tessuto storico della città, i quali rappresentano una ferita, più o meno grave, nell'altrimenti equilibrato contesto urbanistico ed architettonico della città antica.

Gli esempi sono numerosi, talvolta eclatanti, ma in questo che è il primo di una serie di post che intendo dedicare all'argomento, mi soffermerò su un esempio minore ma egualmente sintomatico del problema.


Piacenza, castrum e borghi
Via Borghetto, Castrum romano e borghi sulla Via Romea (S. Brigida [1], S. Lorenzo [2], S. Antonino [3], S. Paolo [4], S. Savino [5]).  Da "Piacenza. La Città e le Piazze" a cura di M. Spigaroli, edizioni TEP 


Via Borghetto era in origine uno dei borghi a sviluppo lineare formatosi in direzione radiale rispetto al cuore romano della città, il "castrum", in età medievale.  Solo durante il Rinascimento questi borghi vennero a far parte della città vera e propria, in seguito alla costruzione di una cinta muraria esterna che tuttora sopravvive in buona parte.  Le cortine edilizie che caratterizzano questi ex borghi, sono generalmente formate da semplici edifici a schiera di 2 o 3 piani, talvolta fusi tra loro in un unico corpo edilizio.


Via Borghetto
Via Borghetto, nei pressi di Bastione Borghetto (in fondo)


In prossimità di Bastione Borghetto, e quindi ai bordi della città storica, Via Borghetto ha mantenuto quasi intatta la propria fisionomia. Come si può notare in foto, le semplici case che si affacciano sulla strada formano un insieme equilibrato ed armonioso, che consente un'immediata decodificazione e apprezzamento della struttura urbanistico-architettonica storica.


Edificio moderno in Via Borghetto
Via Borghetto.  Edificio moderno e contesto


Eppure, arretrando il punto di ripresa di pochi passi, la presenza di una singola costruzione moderna, fuori scala e stilisticamente incongrua, basta a spezzare l'idillio constatato in precedenza.


Edificio moderno in Via Borghetto
Via Borghetto.  Edificio moderno e contesto


Come intervenire per curare la ferita, se non in primis rimodellando i volumi per difetto, tramite strumenti urbanistici perequativi che rendano l'operazione economicamente fattibile?


Ipotesi di intervento in Via Borghetto
Via Borghetto.  Ipotesi di intervento su edificio moderno, a cura di Urbanfile


Purtroppo questa possibilità non sembra essere contemplata dal PRG vigente e tutto all'opposto, l'edificio in questione ha subito addirittura un incremento delle volumetrie, accentuando e consolidando l'entità di un danno, seppur lieve rispetto ad altri casi analoghi, ma indicativo di una politica di riqualificazione del centro storico di Piacenza, incoerente e ancora troppo insensibile in merito al tema del ripristino ambientale dei paesaggi urbani identitari della città.


Ristrutturazione in via Borghetto
Via Borghetto.  Intervento effettivo su edificio moderno 

sabato 26 gennaio 2013

Un progetto per Viale Dante


Viale Dante - inquadramento territoriale

È notizia di questi giorni che il Comune di Piacenza intende riqualificare un tratto di Viale Dante Alighieri, il tratto più a ridosso del centro storico, che corre lungo quello che è un fondamentale asse viario per l'attraversamento dei quartieri semi-centrali a sud della città antica.  Secondo le intenzioni, a patto che si riesca ad accedere ai relativi finanziamenti regionali, i lavori dovrebbero partire entro la fine del 2013.

Viale Dante Alighieri - stato attuale

Purtroppo, a differenza di come è lecito aspettarsi, la documentazione riguardo al progetto, che già è stato stilato, non è ancora disponibile sul sito del Comune.  Pertanto, affidandomi alle indiscrezioni e a quel che si è riuscito a capire osservando quelle poche foto apparse sui notiziari locali online, ho tentato di rendere graficamente gli interventi previsti.

Viale Dante all'incrocio con le vie Nasolini e Damiani - stato attuale

La situazione attuale, figlia di un intervento eseguito una decina di anni fa lungo 1600 metri dell'asse viario di cui Viale Dante è parte, vede i marciapiedi pavimentati e dotati di percorso tattile per non vedenti, fasce per il parcheggio a bordo strada, due corsie ciclabili sulla carreggiata ed un cordolo spartitraffico centrale.  La zona è caratterizzata da una residenzialità a media densità, da una diffusa presenza commerciale di piccola scala e da un'edilizia anonima seppur inserita in un contesto urbanistico equilibrato.  A dispetto della sua catalogazione stradale, Viale Dante è priva di qualsivoglia elemento arboreo, di cui si sente parecchio la mancanza.

Viale Dante all'incrocio con le vie Nasolini e Damiani - probabile assetto futuro

I lavori prossimi venturi, se approvati, riguarderanno principalmente la messa in sicurezza dei percorsi ciclabili, da trasferirsi su sede protetta a lato dei marciapiedi, opportunamente ampliati.  Come già sperimentato in passato in Via Veneto, Stradone Farnese e Via Colombo, è prevista la creazione di soglie rialzate di accesso alle vie laterali, nonchè di un maxi dosso in corrispondenza dell'incrocio, che presumo rimanga semaforico, con le vie Damiani e Nasolini.  Infine verrà rimosso lo spartitraffico centrale, troveranno dimora una quarantina di alberi e la disponibilità di parcheggi rimarrà immutata.

Viale Dante - stato attuale

Viale Dante - probabile assetto futuro

Onde evitare che in futuro si renda necessario intervenire nuovamente in casi analoghi, desidero spendere due parole sulla sicurezza dei percorsi ciclabili:

Perchè in Viale Dante, come evidenziato da una sistematica occupazione abusiva da parte degli automobilisti, le corsie ciclabili si sono rivelate una scelta infelice?  Analizzando le soluzioni adottate nelle città olandesi, che in tema hanno parecchio da insegnare, si può notare come l'utilizzo delle corsie ciclabili sia generalmente limitato ad aree urbane a bassa densità abitativa, su strade secondarie e sovente a senso unico: aree, quindi, provviste di un'adeguata disponibilità di parcheggi.  Chiaramente non è questo il caso di Viale Dante.  Ben vengano le piste ciclabili su sede propria.

Den Haag, Olanda - corsia ciclabile

Den Haag, Olanda - corsia ciclabile

Urbanfile consiglia:

  • Evitare gli spigoli vivi (1).  Possono creare problemi agli automobilisti in manovra;
  • Conservare delle isole spartitraffico (2) in corrispondenza degli attraversamenti ciclo-pedonali non regolati da semaforo.  Viale Dante è tra le vie più trafficate di Piacenza e dato che lo spazio non manca, sarebbe quantomai opportuno creare le condizioni per poterla attraversare nella massima sicurezza possibile;
  • Proteggere gli attraversamenti ciclo-pedonali dalla possibilità di parcheggiare abusivamente, installando una quantità consona di paletti "parigine" (3); 
  • Prevedere un intervento più incisivo sul fronte del verde pubblico.  

(1) Via Colombo - spigoli vivi

(2) Via Emilia all'Ospizio, Reggio Emilia - isola spartitraffico

Via Pallavicino, Milano -  le "parigine"

Su quest'ultimo punto, più che un consiglio un mio personale desiderio, lancio un seme:  La carenza di parcheggi è reale e problematica, soprattutto per gli esercizi commerciali e i loro clienti.  Altrettanto problematica, per i residenti, è la mancanza di una forte presenza alberata che mitighi gli effetti del pesante traffico su Viale Dante, nonchè migliorandone l'immagine.  Esiste quindi una soluzione che contempli sia la creazione di un vero viale alberato che un sostanziale incremento dei parcheggi?  La risposta dipende da come si intenderà destinare l'area ora occupata dai Vigili del Fuoco, una volta che questi ultimi si saranno trasferiti nella nuova sede di Strada Valnure.  Si tratta di un'area ubicata in posizione molto interessante e meritevole di ragionamenti di ampio respiro.  Dopotutto è un peccato che su una via di tale importanza manchi un'area che ne sottolinei la centralità, con una destinazione degli spazi a forte valenza pubblica.  Questa che segue potrebbe essere un'idea per iniziare.

Viale Dante e dintorni. 

Idea di riqualificazione area VVFF e dintorni







venerdì 18 gennaio 2013

Residenza Leonardo

È con indubbia soddisfazione che voglio oggi segnalare un interessante edificio attualmente in costruzione nel quartiere Galleana di Piacenza, a sud del centro storico, a breve distanza dallo stadio.  In un lotto di piccole dimensioni situato in Via Giulio Ulisse Arata, in posizione defilata rispetto all'asse principale di Via Martiri della Resistenza, sta sorgendo un complesso residenziale sobrio ed elegante, opera dell'architetto Paolo Capriglione.  In una zona contraddistinta da un'edilizia residenziale anonima, a densità medio-alta, il cui impatto visivo è fortunatamente attutito grazie ad una consistente ed incisiva presenza di viali alberati, un simile intervento non può che contribuire a dare carattere al luogo, uno dei tanti che a Piacenza soffre di una certa "povertà" architettonica.






Altre info a questo indirizzo.
  

martedì 15 gennaio 2013

La nuova Piazzetta Plebiscito


Risale all'estate del 2012 la conclusione dei lavori di riqualificazione di Piazzetta Plebiscito. Riqualificazione che si è resa necessaria per tentare di porre fine ad uno stato di degrado, più sociale che non meramente estetico, specifico di questa che dovrebbe essere un'area di quiete situata a pochi passi da Piazza Cavalli, il cosiddetto "salotto di Piacenza".

Piazza Plebiscito - stato precedente i lavori
Lo spazio oggetto dell'intervento è caratterizzato da presenze architettoniche di un certo pregio, a partire dall'imponente prospetto laterale della Basilica di San Francesco, costruita in stile gotico lombardo, ed i chiostri superstiti annessi, fino ad arrivare all'elegante "Casa Metti", edificio del 1927 progettato dall'architetto piacentino Oreste Labò. In questa pagina se ne può ammirare la magnifica porta d'accesso in stile Liberty, opera di Giuseppe Muratori.  Completa la piazza, l'austera e massiccia mole di Palazzo INPS, edificio in stile razionalista italiano sorto negli anni '30 in sostituzione di numerosi palazzetti antichi che formavano parte di un isolato prospiciente Piazza Cavalli, Piazzetta San Francesco ed il tratto terminale di Via Sopramuro.  La stessa Piazzetta Plebiscito è nata come spazio di risulta delle suddette demolizioni, che interessarono anche parte dei chiostri di San Francesco.


Il progetto di riqualificazione elaborato inizialmente, prevedeva di liberare l’area rendendola accessibile e valorizzando le importanti quinte storiche rappresentate dal complesso monastico annesso alla Basilica di San Francesco.  Citando la relazione tecnica del Comune:

"Lo studio compositivo unitario, che ha dato luogo al progetto originale, si basava fondamentalmente sull’analisi dei documenti cartografici e prevedeva la pavimentazione di tutta l’area (via Sopramuro e Piazzale Plebiscito) con cubetti di porfido posati ad archi contrastanti secondo due direzioni di  posa così da distinguere l’asse viario in due tronchi: 

  • il primo, a lato della piazzetta, che ha mantenuto il sedime originario; 
  • il secondo, ricompreso tra i palazzi INA e INPS, rettificato durante le pesanti demolizioni e ricostruzioni degli anni trenta. 

Piazza Plebiscito - primo progetto di riqualificazione
Nel piazzale venivano invece ridisegnati i chiostri preesistenti grazie alla posa diversificata così da creare le campiture claustrali e i “giardini” centrali. Per rendere lo spazio coerente con l’analisi storica era prevista l’eliminazione delle essenze incongrue e la creazione di una cortina verde in corrispondenza del volume storico preesistente (dove in passato era presente la biblioteca della Basilica).

Il progetto pertanto prevedeva l’abbattimento dei 15 tigli presenti, solo in parte sostituiti con alberi di minori dimensioni."

Purtroppo il progetto, che a mio avviso rappresentava una interessante soluzione per valorizzare adeguatamente questo prezioso angolo della città storica, è stato accantonato in seguito ad un percorso partecipato, parziale e male organizzato, da cui è emersa la netta contrarietà dei pochi cittadini coinvolti ad accettare come condizione l'abbattimento delle alberature presenti.  L'opinione è senz'altro rispettabile ma forse è anche indicativa di una visione ambientalista esasperata ed inflessibile che non giova al dibattito sul tema della riqualificazione urbana.  In una città che, dati alla mano, figura piuttosto male nelle classifiche nazionali relative alla quantità di verde pro-capite, le stesse energie spese per difendere pochi alberi messi a dimora quasi un secolo fa come mero riempitivo di un rilevante strappo urbano della città storica, sarebbe sicuramente più utile se venissero impiegate regolarmente per spingere le amministrazioni locali ad avviare politiche di incremento del verde pubblico che siano sistematiche, a vantaggio della città intera.  

Piazza Plebiscito - primo progetto di riqualificazione
Nel caso di Piazzetta Plebiscito la presenza arborea poteva essere comunque conservata, poiché storicizzata, ma limitandola a favore della visibilità delle significative presenze architettoniche citate precedentemente. Anche ai fini della valorizzazione turistica, una simile soluzione sarebbe stata di grande
impatto scenico.

Piazza Plebiscito - progetto definitivo adottato

La revisione del progetto di riqualificazione iniziale si è pertanto limitata a prevedere la ripavimentazione di tutta l'area mediante la posa di cubetti in porfido, eccetto una piccola porzione in pietra di Luserna, individuata per separare visivamente la piazza pedonale da Via Sopramuro.  A completare la riqualificazione, è stata rivista l'illuminazione pubblica e sono state installate un tot numero di sedute.


Piazza Plebiscito riqualificata 

L'aspetto generale è senz'altro migliorato, così come pure la fruibilità dell'area. Peccato si debba una volta ancora constatare la banalità nella scelta e nella disposizione dei materiali:

Noncuranti del contesto e della destinazione d'utilizzo dello spazio da riqualificare, da qualche anno a questa parte a Piacenza ha preso piede la moda del sampietrino. Che siano strade carrabili, spazi pedonali, zone di pregio architettonico o no, l'idea che si devono essere fatti gli amministratori locali è che basta sostituire all'asfalto una distesa di sampietrini per valorizzare al meglio qualsiasi spazio pubblico.  Personalmente trovo che questa filosofia omologante non renda per nulla giustizia alla variegata ricchezza architettonica della città, purtroppo poco considerata dai più. La nuova Piazza Plebiscito non fa eccezione.

Vale la pena infine segnalare quanto siano scomode le nuove sedute installate, come si può immaginare osservando le foto che seguono.

     
Piazza Plebiscito - PRIMA

Piazza Plebiscito - DOPO

Piazza Plebiscito - PRIMA

Piazza Plebiscito - DOPO

Piazza Plebiscito - PRIMA

Piazza Plebiscito - DOPO

Piazza Plebiscito - PRIMA

Piazza Plebiscito - DOPO

Al link seguente si può consultare la pagina relativa alla riqualificazione di Piazza Plebiscito, pubblicata sul sito del Comune di Piacenza:

http://www.comune.piacenza.it